Tappa: Roditis - Kesan
Km: 132
Doveva essere facile, molto facile, e invece no. La giornata si e' trasformata in uno dei tapponi epici del viaggio.
Dopo la pioggia notturna, il cielo pare dare una tregua durante il mattino, anche se il grigiume è inquietante, soprattutto se è piuttosto oscuro in direzione est, ovviamente la mia direzione. A ovest, altrettanto ovviamente, il cielo è invece abbastanza azzurro. Vabbè, in marcia lo stesso! Passano pochi km dalla mia partenza dalla casa di Aris, ed ecco il primo problema della giornata, un raggio della ruota dietro è rotto: si comincia bene! La speranza è di trovare un negozio di biciclette nel prossimo paese di media grandezza che troverò, Sapes, a 25 km, ma ci credo poco. Percorro ancora pochi km e sento un colpo secco provenire da dietro: un altro raggio si è rotto! E porco cane, con due in meno si fa dura, adesso tutti gli altri si indeboliranno e se si rompe un terzo non si può proseguire! Corro ai ripari, mi libero di peso inutile dietro, butto via due litri di acqua per non appesantire la ruota, e vado avanti con un rapporto leggero, per abbassare la tensione sui raggi. Piano piano arrivo a Sapes, accompagnato da tuoni e fulmini, giusto un paio di minuti prima che cominci a scendere acqua a catinelle, un acquazzone epico che durerà per un bel po'. Cerco un negozio di biciclette, ne trovo uno ma è chiuso, e dopo pochi minuti, riparato sotto un balcone, arriva un tipo in moto che mi indica dove posso trovare il padrone del negozio. Purtroppo, come sospettato, non ci sono raggi della mia misura, una bici da corsa non è cosa comune in Grecia, e il tipo in moto, il gentilissimo macellaio locale, si propone di aiutarmi: suo fratello sarebbe arrivato a momenti in macchina, per portarmi in un villaggio vicino per vedere se ci sono raggi adatti per la mia bici. Prevedo che non avrò molta fortuna neanche stavolta, insomma, se non ci sono a Sapes, immaginarsi in un paesetto ancora più piccolo! I minuti passano e il fratello non arriva, ho una certa fretta perchè se va a buca anche nell'altro negozio dovrò raggiungere Alexandroupolis, la prossima grande città, prima delle due e mezza, orario di chiusura dei negozi. Nella lunga lunga attesa i ragazzi mi offrono pure il caffè, e dopo oltre un'ora arriva il fratello, che ci lascia la macchina: purtroppo anche in quel negozio il raggio non c'è, e allora, mestamente, riprendo a pedalare verso Alexandroupolis, con la pioggia che cade pesantemente e l'ancor più pesante preoccupazione di non rompere un'altro raggio nei 35 km che mi separano dalla città.
La strada comincia a salire, in giro non c'è anima viva, neanche macchine, il posto è isolato, ho un sacco di problemi e faccio di tutto per non peggiorare la situazione. Mollo i freni posteriori, la ruota, decentrata, gli sbatte contro, e io mi faccio un sacco di km sui pedali e con il busto piegato in avanti, per non pesare sulla ruota dietro, e sembra funzionare, almeno per un po', fin quando non mi siedo sul sellino e sento la ruota zigzagare in maniera mostruosa. Sento i polpacci in fiamme, neanche in discesa posso riposare, e quando ormai mancano otto km alla città vedo arrivare un furgoncino dietro di me, un miracolo! Lo fermo e chiedo all'autista se mi può portare fino ad Alexandroupolis, non voglio rischiare di rompere completamente la ruota. Monto su, c'è spazio per la bici nel furgoncino di questi gentili pescatori, che mi risparmiano 10-15 km di strada e che mi portano di fronte ad un negozio di biciclette. Sono le due e mezza spaccate, e ovviamente il negozio sta per chiudere, ma il proprietario mi indica un negozio aperto tutto il giorno ad un km e mezzo. Durante il km e mezzo scende il più pesante acquazzone della giornata, meno male che i vestiti mi tengono relativamente asciutto, però sono proprio impresentabile eheh. Sfiga vuole che il proprietario del negozio sia andato a mangiare, mentre il fratello, addetto temporaneo del locale, non sa riparare biciclette (e che ci sta a fare allora???). Il fratello sarebbe tornato alle 5 (per me tardissimo, perchè da Alexandroupolis a Kesan, meta della giornata, ci sono ancora 70 km, e non voglio pedalare nell'oscurità), ma poi lo convinco che è una specie di emergenza, e ci diamo appuntamento alle quattro. Trovo ristoro e riposo in un bar/ristorante li vicino, occupato da 6/7 vecchietti mezzi ubriachi, che mi prendono in simpatia, e alla fine mi offrono tutto, dal cibo al te, con grandi conversazioni senza sapere una parola di inglese! Che forti!
Alle quattro incominciano i lavori per riparare i raggi rotti, mezz'oretta di lavoro e soli 5 euro (quanti me ne chiederebbero in Italia??), ma la sfortuna mi perseguita, e dopo mezzo km mi accorgo che la ruota balla ancora. Ritorno nel negozio, e scoprono il nuovo problema: le sfere sono andate, bisogna sostituirle. Il tempo passa rapido ed inesorabile, ma il problema viene risolto e il titolare non mi chiede neanche un centesimo: anche lui è ciclista, e capisce che ho fretta di arrivare in Turchia prima dell'oscurità, e mi suggerisce le strade più corte da affrontare.
Per me comincia una corsa contro il tempo, metto il rapportone e cerco di tenere una media sopra i trenta, non ho per niente voglia di pedalare con il buio, fortunatamente non piove più ma la strada non mi è per niente amica, comincia a salire e scendere, con i cani che mi attaccano un paio di volte, finché arrivo alla frontiera con la Turchia, con il fiume Evros che divide i due paesi. Un altro cane, piazzato giusto all'entrata della frontiera turca, cerca di attaccare, ma fuggo rapidamente verso il controllo passaporti: ci manca solo che non mi facciano entrare in Turchia, ma almeno in questo le cose vanno lisce. Sono in Turchia!!! Istanbul è sempre più vicina!
Sono le sette e, con mia sorpresa, tutto è molto più oscuro. Non avevo calcolato che più a est mi muovo, più le giornate finiscono prima: mancano 27 km a Kesan, e dovrò pedalarli al buio. L'immagine che si presenta davanti a me è memorabile: alberi piegati dal vento, colline, cielo scuro illuminato da fulmini apocalittici, il che, con una degna colonna sonora apocalittica nelle mie orecchie (una delle ultime canzoni del nuovo album degli Haken, con tanto di ottoni possenti), mi fa presagire un finale di tappa epico. Il vento è laterale, che soffia verso sud, cioè verso l'esterno della carreggiata (meno male), faccio fatica a tenere la bicicletta diritta, mentre conto i secondi che dividono il fulmine dal tuono (per calcolare la distanza del fulmine, non si sa mai che uno mi colpisca!). Il tutto si complica quando, verso le sette e mezza, la luce scompare totalmente, la luna e le stelle sono coperte dalle nuvole, ed io avanzo a naso, cercando di seguire la linea bianca della strada. Non mi rendo conto di quello che ho intorno, solo sento che le mie gambe faticano a pedalare, la strada continua ad andare su e giù, alle faticose salitine seguono veloci discese, che affronto con estrema cautela a causa del forte vento. I camion che mi passano velocemente a fianco mi risucchiano verso l'interno della carreggiata con la loro scia, ma terminata essa, il vento mi riporta verso fuori pista, sballottandomi di qua e di la, con la strada che si riempie di sassi all'avvicinarsi alla terra. Ricomincia a piovere, ma leggermente, e fortunatamente le temperature non sono troppo basse, anche se fa notte. Non riesco a vedere neppure il contakilometri, tanta è l'oscurità, quindi pedalo al massimo sperando di intravedere le luci della città al di la di ogni collinetta che affronto.
Le luci di Kesan mi si presantano davanti agli occhi come se a Mosè si fosse materializzata davanti a se la terra promessa, e raggiungo la città, finalmente, quando ormai sono le otto e mezza. Mentre aspetto Mehmet (il ragazzo che mi ospiterà a notte) nella piazza principale, due gentili turchi mi offrono un meraviglioso classico te turco, che mi riscalda l'anima come nessun'altra cosa avrebbe potuto fare. Io sono decisamente stanco, ma alla casa di Mehmet, un altro viaggiatore zaino in spalla che si è fatto tutto l'Oriente in autostop, ci sono anche due estoni e una calorosa atmosfera allegra: la giornata non terminerà presto, le chiacchiere andranno avanti fino a tardi, ma per me oggi è finita, le gambe possono riposare, e mi rilasso, pensando che domani di km dovrò farne molti di meno... sfortuna permettendo!
La pioggia è proprio la, dove sto andando!
I salvatori della giornata
Classico paesaggio della Tracia, noioso, noioso, noioso
Finalmente, la Turchia!
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