Tappa: Tekirdag - Istanbul
Km: 137
L'ultima tappa. Secondo Google Map mancano solamente 138 km per raggiungere la meta del viaggio, Istanbul. Praticamente niente, dopo tutti i km macinati nei 23 giorni precedenti, ma bisogna comunque pedalarli, la bicicletta non va mica avanti solo a forza di volontà! La mattina comincia nelle migliori delle maniere, con una classica colazione turca preparata da Engin, pomodori, uova, olive, salsa di sesamo con miele, pane e una nota italiana, la Nutella! Carico di energie, comincio a pedalare con un freddo assurdo, le mani sono le prime che ne soffrono, la pelle quasi si screpola, porco cane che inzio mattina gelido! E pensare che quattro giorni fa ho fatto il bagno nel mare...
La strada segue la costa, due corsie per direzione, il paesaggio migliora decisamente rispetto a quello triste e noioso dei due giorni precedenti, c'è un po' di sole e ho addirittura vento a favore! C'è qualche saliscendi, però niente di che in confronto a quelli di ieri, e il vento sulle spalle non me li fa neanche notare. Vado avanti ai 35, l'atmosfera si fa leggermente più calda man mano che il sole si alza nel cielo, e per una quarantina di km mi sembra di volare. Poi, il vento, per chissà quale mistero divino, cambia direzione, e diventa nuovamente laterale e leggermente contrario, e ricomincio a faticare, ma una pausa pasticcini turchi mi rigenera completamente. Sulla strada trovo anche un trattore lento del quale sfrutto la scia: il gentile guidatore, vedendomi dietro, mi aspetta pure quando mi stacco in salita, così per una decina di km riesco a riposarmi un po'. Il traffico si fa sempre più pesante man mano che avanzo e i paesi diventano sempre più grandi, si capisce che Istanbul è sempre più vicina, fin quando, al termine di una collinetta micidiale, dalla cima vedo un panorama fatto di case e strade che si perdono nell'orizzonte. Visto che i segnali stradali sono incomprensibili e indicano località che non appaiono sulla mappa, chiedo ad un passante qual'è la strada per raggiungere Istanbul, e come risposta ricevo "Questa E' Istanbul". Oh porco cane, sono al km 100, questo significa che per 38 km, secondo quanto dice Google Map, devo pedalare nella selva urbana per raggiungere il centro di Istanbul? Ebbene sì!
Le cose si fanno particolaremente complicate. Ho scalato il Durmitor e la montagna prima del Kosovo con l'acqua, ho avuto vento a 70 km all'ora, ho pedalato la notte, ho rotto raggi, ma il rischio del super traffico, delle macchine assassine e delle superstrade not bike-friendly non l'avevo ancora affrontato. Ma in qualche maniera bisogna arrivare a Istanbul. Nel libro di Rigatti, anche lui andato a Istanbul ma prendendo la strada da Edirne, in effetti c'era scritto che entrare nella città sul Bosforo non era per niente facile, addirittura consigliava prendere il traghetto, ma non pensavo la situazione fosse così assurda. Niente è stato pensato per far si che Istanbul si possa raggiungere con mezzi diversi dall'automobile, e i poveri ciclisti (che non ho visto, ovviamente), sono costretti a rischiare la vita. Bisogna stare attenti a tutto, a quelli che devono prendere un uscita a quelli che entrano nella strada principale, entrambi se ne fregano della solitaria bicicletta che passa per di li. Camion e macchine ti passano a pochi centimetri, di marciapiedi ce ne sono pochissimi, e hanno pure i lampioni in mezzo, così per passare devi scendere sulla strada e quindi risalire, e i turchi guidano come i napoletani... Le case e le super strade sembrano non finire mai, non si riesce a vedere un parco verde per km, sembra che tutto il terreno sia stato edificato e cementificato, tutto ciò mi fa venire l'ansia, dopo tre settimane a pedalare in zone abbastanza isolate e con poco traffico. Inoltre, la strada continua ad andare su e giù, non che sia stanco, anzi, tutto questo passaggio di macchine mi fa salire il livello di adrenalina in corpo, ma non mi permette di vedere mai una fine alla città, dato che il mare l'ho lasciato alla mia destra svariati km addietro.
Finalmente, dopo parecchi km, scorgo in lontanaza le mura della città, il centro storico è vicino. Attraverso le mura con estrema gioia, mi sembra di passare sotto un traguardo volante del Giro d'Italia, e ad ogni parco che vedo di fronte a me mi dico: "ecco, questo è il Parco Gezi di Taksim", del quale tanto mi ha parlato Giulia e che è stata una delle sedi degli scontri di qualche mese fa. Ma ogni volta, il parco non è quello... Passo sotto gli archi dell'acquedotto romano, sembra l'arco dell'ultimo km del Giro, ma l'ultimo km non è, poi passo a fianco di enorme moschee ed edifici antichi, fino ad attraversare un ponte che per un attimo scambio per quello del Bosforo, ma è troppo piccolo per essere lui, e che si rivela invece il ponte del Golden Horn, che divideva in passato l'antica Costantinopoli con la più moderna Galata (costruita dagli italiani), ovvero città vecchia e città nuova.
Solo pochissimi km mi dividono da Taksim, che raggiungo, finalmente, dopo una salita, al km 138,5: ho battuto Google Map di 500 metri, per una volta! E' fatta! Dopo ventiquattro giorni sui pedali, la meta tanto desiderata è stata raggiunta! Mi sento in cielo, la gente che cammina nella piazza ovviamente non capisce, per loro sono un turista come tanti altri, vestito in maniera assurda, con tutina aderente e pure sporco, ma io questa città me la sono conquistata da solo, km dopo km, sotto sole, acqua, pioggia, polvere, tra sudore, cani feroci, problemi meccanici, kili di marmellata e pane, gente stupenda e numerose frontiere. Ogni giorno ho conquistato un pezzettino di Istanbul, dal primo minareto in Bosnia, al bazaar di Sarajevo, agli imam che cantavano in Kosovo e sulle strade schifose della Tracia costellata di micro paesini sui quali si elevava il minareto.
E adesso? Ho finito! E che faccio? Non devo più pedalare... sono chiuso tra 80 km di strade e case... tra Europa e Asia, in mezzo a milioni di persone di tutte le razze e nazionalità. Ma per oggi non voglio pensare a niente, voglio solo arrivare a casa di Branden e Matt, gli amici che Giulia ha conosciuto durante gli scontri di Taksim e che gentilmente mi ospiteranno per tre giorni nella vecchia capitale dell'Impero Romano d'Oriente. Sarà Brenden ad accompagnarmi dalla piazza a casa sua, con la pancia piena dopo aver mangiato il primo, vero, delizioso, turchicissimo kebab, o quello che noi chiamiamo kebab.
E domani, sarò un turista, un normale bipede come tanti altri, perso nella magica Istanbul...
Highway star!
I classicissimi pasticcini turchi, apprezzati anche dal pollo Paul
Il pollo Paul guarda sconcertato l'inizio di Istanbul... da li in poi la strada sarà anche peggio!
E' fatta!!! Pollo Paul a Taksim
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