sabato 28 settembre 2013

...e il sedicesimo giorno, si riposarono...

Ed infine arrivo' il riposo. Meritato, direi.
Dopo quindici giorni pedalati, tra grandi pianure, montagne, pioggie e venti, le gambe avevano bisogno di un po' di riposo, e la location migliore per godersi il giorno di pausa era proprio il lago Ohrid, ancora piu' apprezzato per il bel clima, con un sole che ha ci scaldato durante tutto il giorno. Ci svegliamo tardi, anzi, piu' tardi del normale, ed affrontiamo la mattinata con estrema calma, facendo tranquillamente colazione e lavando i panni sporchi. Vogliamo assaggiare i burek di Ivica e lo andiamo a trovare nel negozio dove lavora: sono buonissimi, e dopo il video che ci ha fatto vedere la serata precedente sulla preparazione di queste delizie, lo apprezziamo ancora di piu' (e una roba lunghissima, e bisogna lavorare la pasta finemente, facendo evoluzioni degne del miglior pizzaiolo!). L'obiettivo della giornata e' visitare un monastero a sud del lago, e Ivica propone di andare la tutti assieme dopo lavoro: per lui sarebbe la prima volta in bici per un percorso cosi' lungo, 50 km che a noi sembrano totale riposo!
Aspettando che Ivica finisca il turno, ne aprofittiamo per visitare Ohrid: la cittadina, affacciata sul lago, e' proprio carina, con delle chiese ortodosse degne di nota, le classiche case ottomane affacciate sulle stradine di pietra, ed un atmosfera tranquilla, come quella dei paesetti del lago di Garda ad ottobre, con pochi turisti e ancora un clima caldo.
Ivica, finito il turno, si fa prestare la bicicletta da un amico, e allegramente cominciamo a pedalare sulle sponde del lago. Si avanza a passo di tartaruga, obbligatorio non stancarsi oggi, e cosi' ci godiamo i paesaggi, con qualche saliscendi lungo il cammino che fanno penare il povero Ivica: fino al monastero non ci arriveremo, ma fa stesso, ci goderemo quei pochi km che pedaleremo.
La zona del lago e' piena di vigneti, e noi facciamo una bella scorpacciata di uva, poi e' il turno dei fichi e delle susine, mangiati in grandi quantita': tutto cio' mi ricorda il Mediterraneo, non vedo l'ora di vedere il primo olivo! L'acqua del lago e' pure abbastanza calda, e c'e' voglia di fare un bagnetto, ma il pedale della bici di Roberto comincia a dare seriamente dei problemi, quindi torniamo verso Ohrid prima che chiudano i negozi di bicicletta: per il bagno aspettero' il Mediterraneo.
Il pedale di Roberto viene sistemato con un kg di grasso, e con il cicerone Ivica ci addentriamo nelle zone alte della citta', verso il castello, dal quale si gode un ottima vista, con il sole che tramonta dietro le montagne albanesi, e verso una chiesetta bizantina da 10 e lode affacciata sul lago. La serata termina con dei gnocchi con salsa di pomodoro e pesto che fanno godere non poco il palato di Ivica (e il nostro, ovviamente!).
Il giorno di riposo e' stato sfruttato al meglio, e riposati, domani riprenderemo a pedalare: si raggiungera' la Grecia.


 Il pollo Paul, ghiottone, in un casco pieno di uva e fichi!


 Lago Ohrid


 Il castello di Ohrid e la bella bandiera macedone


 Bella chiesetta affacciata sul lago


Gnocchi con pollo Paul, Ivica e Roberto

venerdì 27 settembre 2013

XV tappa: benedetti, anche dal sole

Tappa: Monastero Jovan Bigorski - Ohrid
Km: 87
Media: 21,2

La giornata comincia in modo inusuale. Dopo aver tralasciato le campane che chiamavano alla raccolta i monaci alle 5 (piu' o meno, a quell'ora non si capisce niente...), la nostra sveglia suona alle sei, e tranquillamente ci dirigiamo verso la chiesetta del monastero per seguire la messa nello stile tradizionale bizantino. E' qualcosa che non vogliamo assolutamente perdere, non succede tutti i giorni di assistere ad una messa di questo tipo (neanche le messe "normali" ortodosse sono cosi'), e partecipare parzialemente alla vita giornaliera di un monaco ortodosso e' quantomeno interessante.
La chiesa, tappezzata di icone in pieno stile ortodosso, e' abbastanza oscura e con un'atmosfera antica, come la celebrazione che comincera' da li a poco. Ci sediamo su delle panche di legno, di quelle a muro con i braccioli alti, e con rispetto ascoltiamo la messa: ascoltare e' proprio il verbo giusto, perche' a parte qualche momento parlato, il tutto e' cantato dal coro, composto da 6-7 padri, mentre un sacerdote principale entra ed esce da una camera dietro quello che noi chiameremo altare (ma che altare non e'...), e che ha sempre la schiena rivolta al "pubblico". Il coro canta da solo la maggior parte delle volte, ma anche il sacerdote principale canta, con il coro che risponde. Le canzoni in duetto con il sacerdote sono per lo piu' in maggiore e dal flavour piu' "allegro", ma e' quando le melodie del coro vanno in minore che le cose si fanno interessanti: sono melodie che non siamo abituati ad ascoltare, con influenze arabeggianti, e che grazie alle secondi voci risultano estremamente interessanti. La celebrazione dura parecchio, l'oscurita' fa venir voglia di dormire, ma alla fine la seguiamo tutta, comunione finale compresa.
Dopo la celebrazione veniamo invitati da padre Cirillo prima a prendere un caffe' con gli altri monaci e volontari (ci sono delle persone che dedicano un tempo a servire, pulire, costruire...insomma, un sacco di cose...) e a visitare la nuova libreria, della quale va molto orgoglioso, e il resto del monastero, riuscendo a parlare con altri monaci (non ce ne sono tanti, al massimo una quindicina), ricevendo informazioni interessanti sulla vita che svolgono li dentro. Alle dieci e' il momento della colazione, zuppa di lenticchie, pomodori, pane e biscottini ci saziano a dovere, mentre nel frattempo vengono declamate delle letture.
Arriva il momento di partire, e dopo la breve discesa verso la strada principale troviamo anche due connazionali in moto, milanesi in giro per i balcani, che vanno proprio a visitare il monastero: li troveremo poi piu' avanti, dopo qualche km di discesa, vicino al lago artificiale di Debar. A Debar visitiamo il monastero delle monache, e subito entriamo in simpatia alla gentilissima sorella Elisabetta, con la quale passiamo un'oretta in compagnia, tra un caffe' e qualche dolcetto locale, con lei che ci racconta della vita in monastero, della sorella in Italia, e del lavoro come ricamatrice di mitre e di decorazione con i fiori, con critiche verso i musulmani albanesi, che secondo lei "starebbero monopolizzando l'intera zona, costruendo una moschea ogni cinque persone...", e che "i muslmani non vogliono bene agli altri" (piu' o meno cosi' sono le sue parole...). E vabbe'!
La strada prosegue seguendo un bel fiume, anche se continua ad andare su e giu', fiancheggiando le montagne ed il confine albanese: in uno dei villaggi veniamo anche assaliti amichevolmente da dei bambini che vogliono venderci delle noci e che cercano di tirare fuori qualche parola in italiano: dopo qualche allegra chiacchierata e qualche metro di pedalata, li sentiamo gridare, in perfetto italiano, dei simpaticissimi "vaffanculo!" e "testa di cazzo!". Eeeeeh, non c'e' piu' la gioventu' di una volta!
Si sale e si scende, il clima e' perfetto per pedalare, si canta in discesa e si stringono i denti in salita, infine riusciamo ad arrivare a Struga, prima citta', venendo da nord, affacciata sul grande lago Ohrid: si dice che e' la piu' grande riserva d'acqua d'Europa, e potrebbe anche essere vero. La vista e' stupenda, un lago circolare circondato da montagne, pare il lago di Garda nella parte nord. Da struga pedaliamo verso Orhid, qualche km piu' a sud, nel lato est del lago, fino a raggiungere la casa di Ivica, il nostro couchsurfer che ci ospitera' per due notti. Eh si, perche' domani ci vogliamo fare un giorno di pausa, finalmente! E il lago ci sembra proprio il luogo piu' adatto. La serata, dopo una deliziosa cena made by Ivica, con peperoni ripieni con salsa di crema e patate, termina in un bar, qualche birretta accompagnata dalle mitiche mandorle salate, con Ivica che ci parla del suo passato a lavorare in Italia, tentando di vendere burek in una pizzeria e di lavorare nella vendemmia, di ragazze e di viaggi.
E finalmente, si riposa.


Il monastero Jovan Bigorski


Dispetti tra religioni...


La facciata della chiesa del monastero


Il pollo Paul, commosso dalla bellezza del paesaggio


Il fiume che abbiamo seguito per parecchi km (e del quale non ricordo il nome!)

XIV tappa: verso la santita', ma in autostrada...

Tappa: Skopje - Monastero Jovan Bigorski
Km: 120
Media: 19

Come fu il pranzo, anche la colazione con Bojan ed Irena e' esageratamente grande e lunghissimo, ma cerchiamo di aprofittare al massimo della loro simpatia fino all'ultimo, e cosi' che usciamo da casa che sono quasi le dieci ormai (tardissimo per le uscite in bicicletta!). Il cielo non e' bello, parecchio nuvoloso, ma non dovrebbe piovere. In teoria la tappa si prospetta abbastanza pianeggiante almeno per i primi 70 km, poi cominceranno le salite, sempre secondo google map! La destinazione e' il monastero Jovan Bigorski: al principio avremmo dovuto campeggiare vicino al lago Mavrovo, ma a 1500 metri forse non sarebbe un'ottima idea, e sulla guida Lonely Planet dicono che nel monastero ospitano per soli 4 euri... e poi vuoi mettere, dormire in un monastero ortodosso!
Grazie ai consigli di Bojan ed Irena riusciamo ad evitare l'autostrada e a prendere una strada sconosciuta che la costeggia, che va su e giu' ma almeno e' tranquilla. I paesaggi non sono granche', spesso abbiamo l'autostrada sulla destra e qualche villaggio sulla sinistra, ma tutto e' un po' grigio, sara' il tempo. I primi km passano facilmente, rapidi, finche' notiamo in un baretto due ciclisti, cosa rara da queste parti, e decidiamo di fermarci per due chiacchiere. Alla fine pedaleremo con loro fino a Tetovo, con loro, quasi neofiti della bicicletta, che si sorprendono per il viaggio che stiamo facendo.
Arrivati a Tetovo ci lasciamo, e i vecchietti locali ci consigliano una strada asfaltata e facile per arrivare al prossimo paese, Gostivar: la strada e' in verita' un'autostrada, che noi imbocchiamo tranquillamente! Insomma, ormai siamo cosi' allenati che le strade normali ci vanno strette! E poi non paghiamo neanche il pedaggio eheh! Beh, io ormai sono "quasi" abiutuato, ho pedalato nelle autostrade di Spagna, Germania e Albania, mi mancavano quelle macedoni, mentre Roberto se la ride passando il casello e sfrecciando nella lunga e noiosa highway macedone.
A Gostivar ci arriviamo in fretta, ovviamente, e da li, dopo un pranzo caloricissimo, cominciamo a salire in direzione del parco Mavrovo: la cima e' a 1500 metri, ma la salita non e' difficile, lunga ma dalle pendenze ragionevoli. Nel percorso troviamo anche un'altro ciclista che scende, Jovica, di professione dottore, che ci fa quasi un controllo medico sui pedali, chiedendoci non tanto se eravamo stanchi, quanti km avevamo fatto ecc... ma se avevamo male alla prostata, al ginocchio... proprio un dottore!
Il parco di Mavrovo e' grande, e al suo interno ospita un lago, artificiale anche questo (nessun lago naturale fino ad adesso), non stupendo, ma piacevole: in inverno la zona dev'essere piu' bella, il posto e' conosciuto per essere un buon resort sciistico. Dal lago la strada scende per una strada stretta tra due montagne, piu' bella della salita, ma anche piu' fredda, ma man mano che scendiamo la temperatura si fa piu' calda. Anche l'atmosfera si fa piu' calda: ad un certo punto veniamo attaccati da due cani lasciati liberi che facevano la guardia ad una fabbrica. Scendiamo rapidamente da bicicletta e ci facciamo scudo con esse, ma questi due ci mostrano i denti e anche da troppo vicino (ho visto che uno aveva una carie nel canino destro e l'altro le tonsille arrossate!), e i due cretini di padroni neanche li richiamavano! Vabbe', riusciamo a sfuggire in fretta, e con l'adrenalina in corpo arriviamo all'incrocio per il monastero.
L'ultimo km e' una rampa dalle pendenze proibitive, ma ormai il traguardo e' vicino. Situato in una bella posizione, affacciato sulla valle sottostante, il monastero e' un bell'edificio in stile ottomano e ospita monaci ortodossi. All'entrare chiediamo se possiamo dormire li, ma ci rispondono, un po' titubanti, che tutte le camere sono occupate. Mah, che strano... ma chi cavolo vuoi che vada a dormire li??? Dopo un po' arriva l'abate, e con la traduzione di un'altro monaco, ci dice che ci aspettava e quindi c'e' una camera per noi! Bojan e Irena avevano infatti chiamato al monastero e avevano detto che stavamo per arrivare. Che gentili! Da li in poi i monaci ci tratteranno come super ospiti, prima ci offrono una cena da re, poi un te ristoratore e una grappetta locale alla menta, con piacevoli chiacchierate con padre Cirillo, un monaco studente di lingue antiche e che ci ha presi sotto la sua ala protettrice. Poi ci da appuntamento al giorno successivo per la messa bizantina delle 6 e mezza (anzi, anche alle lodi delle 5:30, ma e' un po' prestino ci sembra), la grappetta fa effetto e noi ce ne andiamo allegramente verso i nostri letti: in monastero non si puo' stare fuori dalla propria stanza dopo le 21, e noi siamo ben contenti per questo!


Prima della partenza con i mitici Bojan ed Irena... il pollo Paul stava ovviamente facendo la foto.


Amici ciclisti durante il viaggio


Si scappa! In autostrada senza pagare il pedaggio!


In discesa attraverso bruttissimi posti


Il pollo Paul e Roberto si chiedono cosa significhi tutto cio'!

martedì 24 settembre 2013

XIII tappa: non cagate sui monumenti!

Tappa: Prizren - Skopje
Km: 107
Media: 17,4

La tenda occupata ha fatto il suo dovere durante la notte, e nonostante il vicino ruscello e la stretta valle, poco colpita dai raggi del sole, non abbiamo dormito per niente male. Dopo la solita gigantesca colazione vediamo la tedesca Cristina passarci di fronte mentre carichiamo le nostre cose sulla bicicletta: ci saluta ma non si ferma per pedalare con noi... mah, io, se fossi solo, mi fermerei...
Comunque sia, dopo aver consultato la mappa decidiamo per un percorso piu' montagnoso (con un passo a 1500) ma piu' corto, rispetto a uno piu' lungo, piu' pianeggiante ma decisamente piu' trafficato, per raggiungere la capitale della Macedonia, Skopje. La strada sale leggermente per i primi km, la pendenza e' leggera, e il sole aiuta a tenere alto il morale: raggiungiamo Cristina dopo pochi km, ma poi ci scappa via di nuovo, mentre facciamo le nostre foto. La vallata ci regala viste per niente male, con pareti rocciose che sembrano muri ai nostri lati, e un ruscello che rinfresca la giornata. Mano a mano che saliamo si incontrano i primi villaggi, segnalati dai soliti minareti che spuntano dal verde, noi che siamo abituarli a pensarli nel deserto! Troviamo poi Cristina mentre si beve un caffe', la salutiamo e poi non la rivedremo piu', il tira e molla finisce, per ritrovarla infine al passo, raggiunto dopo dei tornanti che annunciano pendenze piu' pesanti, e che ci accompagnano sul lato destro della montagna con bei boschi di pini. Lassu' sono i venditori di frutti di bosco e noci ad accoglierci calorosamente, con un sacco di domande e consigli per la strada.
La discesa e' bella, le conifere lasciano il posto a foreste di latifoglie, alberi di mele e campi coltivati, lo scenario cambia completamente. Dopo i primi km di forte discesa, la strada comincia ad andare su e giu', ma e' sempre piacevole, seguendo fiumiciattoli e sempre per strade poco trafficate. A valle ci rendiamo conto di essere ormai vicini alla frontiera con la Macedonia, e parte la disperata ricerca di un venditore di adesivi da attaccare dietro la macchina, di quelli che dicono la provenienza: Roberto sta attando sulla bicicletta tutti gli adesivi degli stati che visita, e quello del Kosovo pare introvabile. L'ultimo distributore prima della frontiera e' proprio quello che riesce a non interrompere la tradizione.
Entriamo in Macedonia sorpassando una ventina di auto in coda, e subito ci viene una forte voglia di frutta... chissa' perche'! Dalla frontiera a Skopje la strada e' facile, nonostante alcuni tunnel che vengono evitati con delle strade che li costeggiano, purtroppo pieni di spazzatura e vetri: non proprio un bel biglietto da visita per il paese. Skopje e' grande ed incasinata, ma la prima cosa che facciamo non e' andare al centro, ma verso la casa di Bojan ed Irena, una coppia macedone che avevo gia' ospitato in casa e che gentilmente ricambiano il favore. L'accoglienza e' delle migliori, loro sono gentilissimi, e dopo un caffe' con marmellatina locale di fichi, ci diamo dentro con il pranzo, fagioli, insalata con verdura dell'orto e polpette kebab, innaffiate con rakia e rigeneranti birrette, e soprattutto un sacco di interessanti conversazioni, che ci fanno conoscere meglio questo paese che cosi' poco conosciamo... Poveretti, tutti se lo vogliono prendere, i bulgari, i greci (che ce l'hanno con loro anche perche' vogliono che cambino nome), gli albanesi e i serbi.
La sera io e Roberto ci visitiamo la citta', una delle piu' strane che ci e' capitato di vedre. Quasi tutto e' nuovo: ricostruita dopo il terremoto degli anni 60, negli ultimi anni le manie di grandezza del presidente (che vuole ricordare l'antico splendore macedone) hanno avuto come conseguenza la costruzione di palazzi in stile classico, enormi statue e fontane (ovunque e di dubbio gusto), ed archi di trionfo. Sembra Gardaland, o, come dice Roberto, Gothan City... e ci sono altre cose in via di costruzione. Nel teatro, anch'esso di nuova costruzione, ci introfuliamo ad un inaugurazione di una pubblicita' di un profumo, con la nostra eleganza estrema, veniamo pure fotografati, e noi ce ne andiamo allegramente a scroccare i deliziosi pasticcini locali! Poi ci troviamo con Bojan ed Irena, che ci accompagnano verso i ponti, anche questi costellati di statue e di un lampione ogni 2 metri. Li' scopriamo il curioso sistema per tenere pulite le statue: c'e' un affare che emana ultrasuoni che serve per allontanare gli uccelli, cosi' non possono fare la cacca sui monumenti, che roba! Da li ci incamminiamo verso l'area antica della citta', quella musulmana, con l'antico bazar, con le caratteristiche stradine in pietra e casette a due piani, con il secondo piano bassissimo, le piazzette, le fontane vicino alle moschee, i bagni turchi e l'animata vita serale. Dopo un caffe' turco, le solite mandorlette salate, e la simpatica compagnia della coppia, saliamo verso la fortezza e poi casa, e' mezzanotte passata e bisogna dormire... il giorno dopo ci aspettano altre montagne ed altre avventure!


Limiti di velocita' per i carro armati?????


Il pollo Paul incita Roberto sulle ultime rampe prima del passo


La modesta statua/fontana di Alessandro il Grande


Evviva il neoclassicismo!


Su questa statua non si puo' cagare, spiacenti...

XII tappa: peperoni rossi e gialli

Tappa: Peje - Prizren
Km: 81
Media: 21,5

Riposati, freschi, non bagnati, e soprattutto felici per la vista di un cielo completamente privo di nuvole: la giornata non poteva cominciare meglio! Cristina, la tedesca, se ne va di prima mattina, ma noi ce la prendiamo con calma, oggi facciamo i pigri, ci prepariamo la colazione in casa, e indossiamo nuovamente le vesti di turisti per vedere Pec sotto la luce del sole. Scopriamo il quartiere vecchio, quello del bazar, giusto un paio di strade piene di negozi, una moschea e una piazzetta carina, ma niente di piu', Pec non e' proprio la citta' che non si puo' fare a meno di visitare...
Si pedala bene sotto il sole, peccato che le strade sono trafficate e i guidatori kosovari non proprio rispettosi dei ciclisti, ma comunque ci godiamo i bei paesaggi di campagna, con sullo sfondo le alte montagne che circondano questo fertile paese. Ci fermiamo dopo una ventina di km per visitare il monastero ortodosso di Visoki Decani (protetto dall'UNESCO), posizionanto alle pendici di una montagna, ed in possesso di una bella chiesa ripiena di icone, nella quale siamo obbligati ad entrare con una specie di saio usa e getta, che ci da' l'aria di monaci novizi... siamo sulla buona strada, la barba ce l'abbiamo! Tutta l'area e' sotto il controllo dell'esercito italiano, e infatti troviamo soldati dalla Puglia e Sicilia, che pare non vedano l'ora di parlare con qualche viaggiatore connazionale. La situazione in Kosovo e' molto piu' tranquilla adesso rispetto al 1999, ci raccontano, e hanno pure una bella relazione con gli abitanti locali.
Proseguendo con la tappa, ce ne accorgiamo anche noi, infatti i kosovari sono proprio ospitali, tutti sanno qualche parola in italiano, e dopo un caffe in un bar e qualche chiacchiera, i proprietari del locale ci regalano un liquore albanese. La strada rimane piatta, e noi ce la godiamo alla grande, il sole scalda, ma quello che ci fara' ricordare questa terra sono le enormi quantita' di peperoni che la gente vende per strada! Peperoni ovunque, da quelli gialli e rossi, a quelli piccanti, e' l'epoca della raccolta e tutti questi colori accesi mettono allegria. I peperoni si trasportano con qualsiasi mezzo, dai trattori pre-guerra (mondiale!) alle macchine strapiene, non si possono pedalare 500 mt senza vedere mucchietti di peperoni lasciati a marcire sulla strada: quanta abbondanza!
Ci avviciniamo velocemente verso la nostra meta, Prizren, il primo pomeriggio, senza difficolta', se non una collinetta infame giusto un paio di km prima della citta'. Prizren, la capitale serba durante l'epoca medievale, ci sembra bellissima appena entriamo nel centro storico. Cercando il centro informazioni veniamo assaliti amichevolmente da delle giovani adolescenti locali, che ci tempestano di domande e ci fanno ridere non poco... fuori di testa... Al centro informazioni non sanno quasi niente del campeggio che stiamo cercando, ma infine lo troviamo: un paio di mesi prima, in una stretta valle con ruscello annesso, c'era stato un festival, nel quale era stato allestito un camping, ma dopo il festival tutto e' stato lasciato all'abbandono, dal gazzebo della birra ai bagni, e pure delle grandi tende da 4-5 persone. E perche' non approfittarne?! Decidiamo che una di quelle tende sara' la nostra casa per la notte, e nel frattempo ce ne andiamo a visitare la citta'.
La prima impressione che abbiamo avuto di Prizren verra' confermata: la citta', piccola ma piena di vita, e' un piccolo gioiello ai piedi delle montagne, con case in stile ottomano, strade di pietra, moschee, chiese ortodosse e una bella atmosfera vivace. Sara' il sole, ma ce la godiamo benissimo, scambiando quattro chiacchiere con i fedeli di una moschea, il venditore di mandorle, e il kebabbaro, che oltre all'origine del nome Prizren (citta' antica), ci spiega anche il significato di Italia (Atalia, padre - la'), tutte e due provenienti dal turco... siamo quindi dei turchi??
Come al solito facciamo i vecchi e ce ne andiamo a dormire presto, anche se abbiamo fatto pochi km il peso del viaggio si fa sentire! Raggiungiamo nuovamente la tenda "in prestito", accogliente e calda, e ci addormentiamo in un nanosecondo.


Monaci novizi in Kosovo, anche il pollo Paul!


Peperoniland!


La pianura, le montagne, e un fotografo...


Un imam speciale in una moschea di Prizren


La metafora robertiana: il groviglio di cavi rappresenta l'intreccio religioso del Kosovo... ah si?!

XI tappa: verso la terra promessa

La trilogia epica: giorno 3 di 3

Tappa: Mojkovac - Peje
Km: 131
Media: 17,2

La giornata comincia bene: il sole splende sulla valle di Mojkovac quando apriamo la tenda, fa freddino ma e' perche' siamo alti, pero' la solita abbondante colazione ci riscalda a dovere. Purtroppo, dopo le consuete quasi due ore che ci servono per preparaci e colazionare, il cielo si rannuvola e cominciamo le prime rampe della giornata senza che il sole ci scaldi la schiena. E sapendo che prima o poi bisogna andare a 1800, non e' bello... Comincio con la bici di Roberto, cosi' in pianura andiamo veloci uguale.
La strada inizia a salire sin dai primi metri, ma saranno solamente 200-300 metri di dislivello, e poi tutta discesa per quasi venti km! Che bello cominciare cosi' la giornata! Scendendo fa freddo, passiamo in mezzo alle nuvole, c'e' una specie di nebbiolina che staziona sulla parte media delle colline, ma scendendo a valle scompare, e andiamo avanti velocemente, con paesaggi rurali e poco abitati: c'e' tempo di visitare anche una piccola chiesa ortodossa sulla strada, e' la prima nella quale entriamo durante il viaggio, e ci accoglie con le sue icone e i colori sgargianti, che contrastano con il grigiume esterno.
La tappa e' facile fino a Berane, a parte un paio di sali scendi e un po' di pioggia leggera, ma dopo la cittadina ed uno spuntino on the road, le montagne che vedavamo da distante siamo obbligati a scalarle, e purtroppo, assieme all'ascesa, comincia anche a piovere, e pesantemente. Ma che si puo' fare? Pedalare e basta, rock n roll nelle orecchie ed ognuno su al suo ritmo, attraverso una strada boscosa e bella larga, senza case e con un traffico moderato. Si sale tanto, le pendenze e la pioggia non danno alcuna tregua, ma raggiungiamo finalmente la cima Lokve, che e' segnalata da un cartello che dice 1336: mica male, se bisogna poi andare a 1800, vuol dire che gran parte del lavoro l'abbiamo gia' fatto.
Disgraziatamente, qualche metro piu' in avanti, comincia la discesa, inaugurata da un pauroso tunnel di oltre un km, illuminato da due tre lucette messe a caso, ma ormai  ci siamo abituati! La discesa, veloce, ci porta fino a Rozaje, dove ci godiamo la meritata pausa, con un altro paio di burek, ormai cibo ufficiale del viaggio, e dei dolcetti deliziosi e soprattutto zuccherosi: i proprietari del locale sono estremamente gentili, e ci offrono pure un gelato, sara' perche' sanno che dovremmo affrontare un'altra salita cattiva! Il cellulare di Roberto, che funge anche da altimetro, barometro, termometro, bussola, lente d'ingrandimento, coltello, accendino e kit per disinnescare una bomba (del quale anche McGiver andrebbe fiero), segna altitudine 1000: benissimo, non siamo scesi molto, e bisognera' "solo" fare i restanti 800 metri di dislivello!
La strada che indica Pec/Kosovo graffia sin dalle prime pedalate, le pendenze superano il 10%, e cosi' sara' per un paio di km, ma poi fortunatamente si assesteranno sul 6/7%. La pioggia comincia a cadere con insistenza, siamo sempre piu' bagnati, la strada e' solitaria, nel bosco si intravedono migliaia di funghetti, non ci sono macchine, e ce la godiamo questa solitudine! Arriva pure la nebbia, pare di essere a dicembre nella bassa veronese, e piu' si sale, piu' fa freddo, Roberto ha i piedi completamente bagnati, ma dopo km e km di sofferenza si arriva alla frontiera! Freddo cane, siamo a 1800, i doganieri ci guardano con compassione e per affrontare la discesa Roberto si mette addirittura dei sacchetti di plastica intorno alle calze, altrimenti sarebbe congelato.
Superata la dogana montenegrina, la strada sale per un paio di km, ma poi sara' solo discesa, e che discesa! Un tormento! Se prima avevamo freddo ma almeno ci scaldavamo pedalando in su, la velocita' della discesa ci congela il corpo e le mani, ormai chiuse ermeticamente sui freni, che pure funzionano poco (per via dell'acqua). I paesaggi boscosi ce li godiamo, ma con i denti che tremano... fino a che davanti a noi si presenta finalmente il Kosovo, che sara' anche strano dirlo, ma a noi sembra tanto la terra promessa. Dall'alto appare come una enorme valle pianeggiante, ed e' addirittura illuminata dal sole, quando da noi scende ancora la pioggia. L'immagine e' epica, e tutto cio' che vogliamo e' arrivare in questo benedetto Kosovo! Mi sa che siamo gli unici italiani che abbiamo desiderato ardentemente arrivare in Kosovo...
La discesa si fa ancora piu' complicata per via di un vento fortissimo che viene giu' dalle cime delle montagne, che addirittura ci sposta, e quando e' contro bisogna pure pedalare in discesa per avanzare! Scendiamo uleriormente e raggiungiamo finalmente la dogana kosovara, dopo essere stati nella terra di mezzo per una ventina di km, e poi giu' fino alla tanto anelata pianura, con le temperature che salgono, il vento che diminuisce e la terra si appiana. Dalla base della montagna a Pec (o Peja in albanese) sono ancora 15 km, che facciamo come delle Ferrari: intorno a noi notiamo una poverta' piu' accentuata rispetto al Montenegro, macchine piu' vecchie, spazzatura lungo la strada, galline in liberta', e soprattutto un forte mostra di appartenenza al popolo albanese. Le bandiere dell'Albania infatti sventolano spesso sui tetti delle case, superando numericamente quelle kosovare.
Arriviamo a Pec con il sole che sta scendendo, e non abbiamo nessuna intenzione di campeggiare, siamo bagnati fradici e dobbiamo asciugarci e riposare: con un po' di fortuna riusciamo a trovare una sistemazione che condividiamo con Cristina, una signora tedesca, anche lei in viaggio in bicicletta per i Balcani. Dopo una nutriente casereccia zuppa con dentro di tutto, qualche litro di te alla menta (che cresce abbondante nel giardino della casa dove alloggiamo), ormai mezzi addormentati indossiamo i panni dei turisti e visitiamo Pec by night, piena di locali, spesso mezzi vuoti: ce ne sono troppi rispetto alla popolazione! Le gustose mandorle, bombos ed altra frutta secca orientale salata ci disidrata e solo una birretta ci salva, una birretta che corona questa epica tappa, che segna la fine delle montagne, almeno per un giorno. Domani saremo salvi, tappa breve e finalmente, piana!


La prima salita, inzuppati ma felici


I covoni di fierno che ci accompagnano per tutto il viaggio


La cima e il maledetto tunnel


Il nebbione sulla montagna


Le nuove scarpe di Roberto!


Il paradiso kosovaro, laggiu'!


Super zuppa, con commensale speciali: Cristina e pollo Paul!

sabato 21 settembre 2013

X tappa: la montagna piu' vicina al cielo

La trilogia epica: giorno 2 di 3

Tappa: Pluzine - Mojkovac
Km: 124
Media: 17

La sveglia che suona, aprire mezzo occhio e chiedersi che tempo fa fuori. E' il primo pensiero che si fa, se il giorno prima sei arrivato a fine tappa bagnato come un pulcino e se devi affrontare una montagna con una salita che porta a oltre 1900 mt sul livello del mare. Si apre la finestra e... sole! E neanche una nuvola all'orizzonte! La giornata non poteva che cominciare meglio...
Dopo la solita enorme colazione, un minaccioso segnale con seguente tunnel al km 2 ci indica la direzione per il Durmitor, la montagna che oggi dovremo domare. La strada impenna, le pendenze sono gia' cattive dopo pochi metri, 10%, che ci porta a salire di trecento metri gia' dopo 3 km, con spettacolari panorami sul lago Piva. Si sale a zig zag, passando attraverso i soliti tunnel senza luce, ma il sole, il clima fresco e la bellezza del paesaggio quasi fanno dimenticare la salita. Troviamo anche un gruppo di sei ciclisti russi che scendono verso il lago, loro la salita l'hanno affrontata in due giorni dall'altro lato... Dopo 6-7 km lasciamo la strada con vista al lago ed entriamo nel bosco, 4 metri di asfalto e poi solo alberi e tranquillita': queste sono le salite che ci piacciono, solo noi e la natura!
Le pendenze si fanno piu' leggere ed infine arriviamo al primo villaggio della giornata, il minuscolo ed impronunciabile Trsa, ad oltre 1400 mt, quattro case in croce. Da li comincia una specie di altopiano, la vegetazione si fa piu' rada, sembra quasi di essere tra i Lessini: il monte all'altro lato e' il Baldo, il canyon del Piva sarebbe la valle dell'Adige, poi l'altopiano dei Lessini! Comunque, la strada va su e giu', ma piu' su che giu', e pian piano, in direzione est, ci avviciniamo alle montagne piu' alte e rocciose. Poche sono le macchine che passano da qua, ma la maggiorparte sono polacchi o motociclisti austro/tedeschi in vacanza. E poi, all'improvviso, dopo alcune tornanti, il Durmitor davanti a noi! Un pezzo di roccia che a noi sembra gigante, al quale ci avviciniamo velocemente, dopo una piccola discesa, che ci portera' ad un altra salita che crediamo essere il passo dei 1900 mt. Ed invece no! Ai nostri occhi si presenta un'altro spettacolo montano, altre montagne meravigliose, e purtroppo una strada che scende di 300 mt, e alla vista, in fondo, la salita che avremmo dovuto affrontare... Ma ormai non importa, e dopo la velocissima discesa (ormai i freni cominciano ad assottigliarsi sempre di piu'..), affrontiamo la salita da soli, io davanti per godermela a furia di scatti, Roberto piu' dietro e a ritmo regolare.
La cima, a 1902 metri a livello del mare, e' finalmente raggiunta! Lassu' c'e' un sacco di vento, una vista mozzafiato, e un tedesco, anche lui un matto in bicicletta, in giro da tre settimane, con il quale facciamo subito amicizia. Dopo le rituali foto di fronte al cartello del passo e uno spuntino a base di banane innaffiate di nutella montenegrina, ci spariamo una lunga discesa, fermata da una foratura di Roberto dopo 5 km. Dopo una ventina di minuti si riparte, sempre piu' in giu', verso l'altopiano montenegrino, che va su e giu' per qualche km, fino al punto piu' basso, al canyon del fiume Tara, anch'esso meraviglioso. Il tempo purtroppo corre piu' veloce di noi e rischiamo di non arrivare a Mojkovac in tempo, quindi facciamo cambio di bici, per vedere se riusciamo a velocizzare i tempi: la bici di Roberto e' in effetti un carro armato, grande, pesante e con un sellino che e' una poltrona, ci credo che fa fatica ad andare su! Con la mia sembra di volare... Rischio un capoton dopo qualche metro per fare una foto al fiume, non sono abituato ai freni della sua bici, ma mi abituo in fretta. La strada lungo il Tara continua ad andare su e giu', ma ormai la meta e' vicina, e raggiungiamo la piccola pianura che accoglie Mojkovac con il sole ormai quasi del tutto tramontato e la luna gia' nel cielo.
La tenda sara' la nostra casa questa notte, piantata vicino ad una chiesa ortodossa, e ce ne andiamo a dormire prestissimo, dopo un meritato burek: domani sara' il giorno dell'ultima alta montagna del Montenegro, si dovra' scalare fino a 1800 mt!


Alla partenza al lago/diga Piva con il pollo Paul!


Migliaia di tunnel...


Il Durmitor sullo sfondo


Cima raggiunta!


Banana & Nutella!


Fiume Tara

giovedì 19 settembre 2013

IX tappa: Ma se segui il fiume, non c'e' salita ovviamente!

La trilogia epica: giorno 1 di 3

Tappa: Sarajevo - Pluzine
Km: 128
Media: 17,4

E finalmente si pedala in compagnia.
Con Roberto ci si trova alle 08:30 nella ormai famosa piazza dei piccioni, e dopo aver salutato la cugina Wendy, si parte per Pluzine, in Montenegro. Io, bicicletta da corsa sfrecciante, lui, una city bike/mountain da 20 kg: speriamo bene! Almeno sara' resistente... Come al solito, uscire da una grande citta' non e' facile, e dopo aver serpeggiato per alcuni km tra le macchine della capitale bosniache, un collega ciclista ci scorta fino all'uscita, la strada principale in direzione di Foca. Gia' dai primi km si notano pochissime macchine, proprio non c'e' nessuno che va in quelle zone, e noi siamo piu' che contenti, peccato che delle nuvole che promettono pioggia coprono tutto il cielo. Roberto non e' che sia proprio in forma perfetta, e la bici non aiuta, ed anche quando la strada e' pianeggiante non riusciamo a tenere andature veloci: meglio cosi', ci gusteremo meglio i paesaggi...
La strada sale, poco, giusto di qualche grado, ma si fa sentire, e prima di arrivare a Trnovo, primo centro dalle dimensioni accettabili (1000 abitanti?), passiamo decine di piccoli villaggi, immersi nel verde, con la gente intenta a tagliare l'erba, raccogliere la frutta e ammucchiare la paglia. A Trnovo, dopo uno spuntino on the road, ecco che comincia a piovere, una pioggia prima leggera, poi pesante, con goccioloni che penetrano nel collo e che raffreddano la schiena, ed e' proprio da dopo il villaggio che la strada comincia a salire in maniera piu' prepotente. Le pendenze si fanno piu' accentuate, le velocita' piu' ridotte, la pioggia piu' intensa, si soffre un po', ma pian piano si va avanti, e alla fine si scollina: a fine tappa scopriremo che il passo era a oltre 1300 metri...
La discesa e' un toccasana, ma a pensarci bene, sarebbe meglio che non ci fosse: nei Balcani, se c'e' una discesa, poco dopo ci sara' sicuramente una salita! Ed in effetti la strada continua ad andare su e giu', ma in maniera piu' lieve, ed arriviamo al secondo obiettivo della giornata, l'incrocio tra la strada che va a Foca e quella che va in Montenegro. Li ci lasciamo indurre in tentazione, e invece del solito pane e marmellata ci fiondiamo su una epica zuppa di fagioli che ci riscalda corpo e anima. Da li, in teoria, la strada e' in discesa: insomma, se si segue il corso di un fiume, e' ovvio che non si andra' mai in salita, visto che i fiumi non vanno mai in salita! E invece, non e' cosi', e questa teoria verra' smentita a piu' riprese durante questo viaggio...
Il fiume che seguiamo, il Piva, e' spettacolare, le acque di un azzurro che non vedevo dalle spiaggie della Colombia, ma lo vediamo solo a tratti: la strada, quella principale che va verso il Montenegro, infatti va sempre piu' in su, e cosi' perdiamo la vista al fiume per la maggiorparte del tempo. La strada sara' anche principale, ma e' strettissima, se ci passono due macchine devono fare manovra, ma le macchine tanto non passano. Intanto arriva anche il sole e noi ci godiamo i meravigliosi paesaggi boschivi intorno a noi e il fiume che ogni tanto riappare, con noi che andiamo sempre su e giu', macinando km e consumando un sacco di energie. Roberto e' stanco, non aveva mai pedalato cosi' tanto in un giorno solo, e con tante montagne oltretutto, ma il peggio deve ancora arrivare.
Dopo km e km nella solitudine, si arriva alla dogana bosniaca: dopo un'esultanza trionfale rischio di fracassarmi al suolo per non aver visto una super buca, che dopo una derrapata colossale centro in pieno, riuscendo miracolamente a stare in piedi. L'ingresso in Montenegro avviene col sole, ma subito tutto si annuvola, e la strada si impenna nuovamente con pendenze tra il 7 e il 10%. Si fatica nuovamente, si scollina dopo alcuni km, ma comincia a farsi tardi, bisogna arrivare a Pluzine prima che faccia scuro. La discesa ci porta verso una dei paesaggi piu' belli che abbia visto in vita mia, cioe' quelli che mi regala il canyon del Piva, che qua si fa ancora piu' stretto. Acqua ancor piu' spettacolare, che ha scavato per migliaia di anni le pareti dei monti che la circondano, con la strada che viaggia a strapiombo, passando per una cinquantina di tunnel che perforano la montagna: la vegetazione e' lussureggiante, e gli alberi nascono anche sugli speroni di roccia che si affacciano sul burrone, tanto che a me ricordano quelli che vengono rappresentati nei film orientali.
Purtroppo la pioggia si fa sempre piu' intensa, le goccie sono grosse e cattive, ma il tutto viene ricompensato dalle splendide viste. Arriviamo dopo alcuni km alla diga sul Piva, che da' vita a un lunghissimo lago, che prendiamo dalla sponda sinistra: ancora tanti tunnel, lunghi e scuri, e senza illuminazione. Alcuni fanno veramente paura, e io, che ho solo una torcia a dinamo, faccio quasi ridere, nel tentativo di pedalare, reggere la torcia con una mano e con l'altra ricaricarla nel bel mezzo dell'oscurita'... ma tanto non c'e' nessuno, solo Roberto, che segue piu' dietro... Siamo bagnati fradici, ma dopo 128 km e un'ultima bastardissima salita arriviamo a Pluzine, il primo villaggio che vediamo in Montenegro, e col cavolo che campeggiamo!
Siamo bagnati fradici, e fortunatamente troviamo un alloggio a 15 euro in totale: doccia calda, zuppa, birra rigeneratrice e passeggiata notturna nella silenziosa Pluzine, con un minaccioso occhio di Sauron che ci osserva nell'orizzonte: e' il sole che ci saluta e che scompare dietro le alte montagne del Montenegro, con la speranza che domani sia un giorno sereno.


Partenza a tre!


Finalmente in discesa dopo Trnovo...


Slancio atletico per rubare un kilo di susine dal campo del contadino...


Strada per il Montenegro


Finalmente la frontiera!


Il Piva


Il canyon del Piva, con i tunnel e la strada sulla destra


Il lago formato dalla diga: nella montagna sullo sfondo c'e' ancora della preoccupante neve...

mercoledì 18 settembre 2013

VIII tappa: un po' di Istanbul!

Tappa: Kacuni - Sarajevo
Km: 56
Media: 22,3

Dopo essersi addormentati alle nove con la musica di Cristina Dona' e svegliarsi con le preghiere dell'imam della vicina moschea alle cinque del mattino non e' proprio il massimo! E col cavolo che mi metto in piedi alle cinque... Dormiro' ancora un po', e dopo una veloce colazione, quattro chiacchiere con gli indigeni locali, dei quali un tifoso della Roma e di Francesco Totti (ma pensa te...) alle otto e mezza sono gia' sui pedali, in direzione di Sarajevo.
La strada e' bella, poco trafficata e leggermente ondulata, sempre in una valle verde, e si attraversano piccoli paesetti fino a Kiseljak, la citta' piu' grande della zona. Ah, tra l'altro, un appunto: in Italia e' facile trovare fontanelle, basta andare vicino alle chiese, invece qua basta cercare la moschea, c'e' sempre acqua anche li! Evviva le moschee! Da li in poi il viaggio si fa meno interessante, i camion cominciano a passare troppo spesso vicino alla bicicletta, ci sono un paio di puntarette da paura, e in generale si capisce che ci si sta avvicinando alla capitale, Sarajevo. E a Sarajevo ci arrivo addirittura in autostrada! Eh si, da un momento all'altro la normale strada che stavo percorrendo si e' miracolosamente trasformata in una gigantesca strada a quattro corsie con spartitraffico in mezzo, ma meno male che c'e' poco traffico a quell'ora. Sarajevo e' bella grande, e lo si capisce da quanto ci metto per passare dalla periferia al centro citta', saranno almeno 10 km... Si vedono edifici moderni e centri commerciali, ma anche i vecchi palazzoni distrutti dalla guerra, che portano ancora i segni delle pallottole sui muri. Anche in centro citta' sara' cosi', fa un po' senso vedere questi buchi sulle pareti, ma serve per ricordare quello che e' passato in questa citta'.
Arrivo a Sarajevo che ormai e' mezzogiorno, dopo una tappa breve e facile, e vengo subito sorpreso dall'interessante centro storico, una specie di conclave araba in terra europea: ero abituato alla vista dei minareti, ma non ai bazar e a tutte le cianfrusaglie arabe vendute nei negozietti! Per prima cosa mi fiondo al primo negozio di biciclette che trovo e compro un copertone nuovo, quello della ruota dietro ormai era ridotto malissimo, e ne' a Jajce, ne' a Travnik ero riuscito a trovare negozi che li vedessero e che fossero aperti.
Visto che sapevo che Roberto era gia' li, gli mando un messaggio per vedere se e' in giro, e dopo mezz'oretta ci incontriamo con la cugina Wendy (in viaggio con lui in bici da Dubronik) nella piazza principale di Sarajevo, soprannominata subito piazza dei piccioni, vista il numero incredibile di quei maledetti uccellacci che la abita. Dopo averlo incontrato per la prima volta in Peru', e ospitato per un paio di giorni a Verona, e' stato proprio bello ritrovarlo a Sarajevo, e sara' con lui che il viaggio proseguira' nei prossimi giorni. Anche Wendy e' simpatica, sarebbe bello averla come compagna di viaggio ma lei tornera' verso casa il giorno dopo. Con Roberto e Wendy visitiamo un po' di Sarajevo, tra le interessanti viuzze ottomane del centro, le moschee, i bazar, le chiese cattoliche e ottomane, i dolcetti turchi (mmm la deliziosa halva!). Poi a meta' pomeriggio li lascio per incontrarmi con il couchsurfer che mi ospita, Boris, un amico di Antonella, un'amica conosciuta in Colombia, e mi trasferisco a casa sua, su una collina con vista su Sarajevo. La sera vengo poi invitato a mangiare una super carbonara all'ostello di Roberto e Wendy, e termino la giornata passeggiando in una tranquilla Sarajevo by night, affascinante, con Boris, che mi racconta della vita della citta' e della guerra, con un drink finale che sa di Ande, una bevanda di mais fermentata!
Le montagne del giorno dopo preoccupano, e anche i nuvoloni che stanno arrivando...


Un mattiniero pollo Paul esce dalla tenda mezzo addormentato...


 Segni della guerra a Sarajevo


 Istanbul???


Il pollo Paul incontra nuovi amici, Wendy e i piccioni, e un vecchia conoscenza, Roberto!


Pacottaglia araba...