Tappa: Peje - Prizren
Km: 81
Media: 21,5
Riposati, freschi, non bagnati, e soprattutto felici per la vista di un cielo completamente privo di nuvole: la giornata non poteva cominciare meglio! Cristina, la tedesca, se ne va di prima mattina, ma noi ce la prendiamo con calma, oggi facciamo i pigri, ci prepariamo la colazione in casa, e indossiamo nuovamente le vesti di turisti per vedere Pec sotto la luce del sole. Scopriamo il quartiere vecchio, quello del bazar, giusto un paio di strade piene di negozi, una moschea e una piazzetta carina, ma niente di piu', Pec non e' proprio la citta' che non si puo' fare a meno di visitare...
Si pedala bene sotto il sole, peccato che le strade sono trafficate e i guidatori kosovari non proprio rispettosi dei ciclisti, ma comunque ci godiamo i bei paesaggi di campagna, con sullo sfondo le alte montagne che circondano questo fertile paese. Ci fermiamo dopo una ventina di km per visitare il monastero ortodosso di Visoki Decani (protetto dall'UNESCO), posizionanto alle pendici di una montagna, ed in possesso di una bella chiesa ripiena di icone, nella quale siamo obbligati ad entrare con una specie di saio usa e getta, che ci da' l'aria di monaci novizi... siamo sulla buona strada, la barba ce l'abbiamo! Tutta l'area e' sotto il controllo dell'esercito italiano, e infatti troviamo soldati dalla Puglia e Sicilia, che pare non vedano l'ora di parlare con qualche viaggiatore connazionale. La situazione in Kosovo e' molto piu' tranquilla adesso rispetto al 1999, ci raccontano, e hanno pure una bella relazione con gli abitanti locali.
Proseguendo con la tappa, ce ne accorgiamo anche noi, infatti i kosovari sono proprio ospitali, tutti sanno qualche parola in italiano, e dopo un caffe in un bar e qualche chiacchiera, i proprietari del locale ci regalano un liquore albanese. La strada rimane piatta, e noi ce la godiamo alla grande, il sole scalda, ma quello che ci fara' ricordare questa terra sono le enormi quantita' di peperoni che la gente vende per strada! Peperoni ovunque, da quelli gialli e rossi, a quelli piccanti, e' l'epoca della raccolta e tutti questi colori accesi mettono allegria. I peperoni si trasportano con qualsiasi mezzo, dai trattori pre-guerra (mondiale!) alle macchine strapiene, non si possono pedalare 500 mt senza vedere mucchietti di peperoni lasciati a marcire sulla strada: quanta abbondanza!
Ci avviciniamo velocemente verso la nostra meta, Prizren, il primo pomeriggio, senza difficolta', se non una collinetta infame giusto un paio di km prima della citta'. Prizren, la capitale serba durante l'epoca medievale, ci sembra bellissima appena entriamo nel centro storico. Cercando il centro informazioni veniamo assaliti amichevolmente da delle giovani adolescenti locali, che ci tempestano di domande e ci fanno ridere non poco... fuori di testa... Al centro informazioni non sanno quasi niente del campeggio che stiamo cercando, ma infine lo troviamo: un paio di mesi prima, in una stretta valle con ruscello annesso, c'era stato un festival, nel quale era stato allestito un camping, ma dopo il festival tutto e' stato lasciato all'abbandono, dal gazzebo della birra ai bagni, e pure delle grandi tende da 4-5 persone. E perche' non approfittarne?! Decidiamo che una di quelle tende sara' la nostra casa per la notte, e nel frattempo ce ne andiamo a visitare la citta'.
La prima impressione che abbiamo avuto di Prizren verra' confermata: la citta', piccola ma piena di vita, e' un piccolo gioiello ai piedi delle montagne, con case in stile ottomano, strade di pietra, moschee, chiese ortodosse e una bella atmosfera vivace. Sara' il sole, ma ce la godiamo benissimo, scambiando quattro chiacchiere con i fedeli di una moschea, il venditore di mandorle, e il kebabbaro, che oltre all'origine del nome Prizren (citta' antica), ci spiega anche il significato di Italia (Atalia, padre - la'), tutte e due provenienti dal turco... siamo quindi dei turchi??
Come al solito facciamo i vecchi e ce ne andiamo a dormire presto, anche se abbiamo fatto pochi km il peso del viaggio si fa sentire! Raggiungiamo nuovamente la tenda "in prestito", accogliente e calda, e ci addormentiamo in un nanosecondo.
Monaci novizi in Kosovo, anche il pollo Paul!
Peperoniland!
La pianura, le montagne, e un fotografo...
Un imam speciale in una moschea di Prizren
La metafora robertiana: il groviglio di cavi rappresenta l'intreccio religioso del Kosovo... ah si?!
belli e santi
RispondiEliminaIn Perù sei Gesù, qui un monaco ortodosso...devi deciderti!
RispondiEliminaAle