La trilogia epica: giorno 3 di 3
Tappa: Mojkovac - Peje
Km: 131
Media: 17,2
La giornata comincia bene: il sole splende sulla valle di Mojkovac quando apriamo la tenda, fa freddino ma e' perche' siamo alti, pero' la solita abbondante colazione ci riscalda a dovere. Purtroppo, dopo le consuete quasi due ore che ci servono per preparaci e colazionare, il cielo si rannuvola e cominciamo le prime rampe della giornata senza che il sole ci scaldi la schiena. E sapendo che prima o poi bisogna andare a 1800, non e' bello... Comincio con la bici di Roberto, cosi' in pianura andiamo veloci uguale.
La strada inizia a salire sin dai primi metri, ma saranno solamente 200-300 metri di dislivello, e poi tutta discesa per quasi venti km! Che bello cominciare cosi' la giornata! Scendendo fa freddo, passiamo in mezzo alle nuvole, c'e' una specie di nebbiolina che staziona sulla parte media delle colline, ma scendendo a valle scompare, e andiamo avanti velocemente, con paesaggi rurali e poco abitati: c'e' tempo di visitare anche una piccola chiesa ortodossa sulla strada, e' la prima nella quale entriamo durante il viaggio, e ci accoglie con le sue icone e i colori sgargianti, che contrastano con il grigiume esterno.
La tappa e' facile fino a Berane, a parte un paio di sali scendi e un po' di pioggia leggera, ma dopo la cittadina ed uno spuntino on the road, le montagne che vedavamo da distante siamo obbligati a scalarle, e purtroppo, assieme all'ascesa, comincia anche a piovere, e pesantemente. Ma che si puo' fare? Pedalare e basta, rock n roll nelle orecchie ed ognuno su al suo ritmo, attraverso una strada boscosa e bella larga, senza case e con un traffico moderato. Si sale tanto, le pendenze e la pioggia non danno alcuna tregua, ma raggiungiamo finalmente la cima Lokve, che e' segnalata da un cartello che dice 1336: mica male, se bisogna poi andare a 1800, vuol dire che gran parte del lavoro l'abbiamo gia' fatto.
Disgraziatamente, qualche metro piu' in avanti, comincia la discesa, inaugurata da un pauroso tunnel di oltre un km, illuminato da due tre lucette messe a caso, ma ormai ci siamo abituati! La discesa, veloce, ci porta fino a Rozaje, dove ci godiamo la meritata pausa, con un altro paio di burek, ormai cibo ufficiale del viaggio, e dei dolcetti deliziosi e soprattutto zuccherosi: i proprietari del locale sono estremamente gentili, e ci offrono pure un gelato, sara' perche' sanno che dovremmo affrontare un'altra salita cattiva! Il cellulare di Roberto, che funge anche da altimetro, barometro, termometro, bussola, lente d'ingrandimento, coltello, accendino e kit per disinnescare una bomba (del quale anche McGiver andrebbe fiero), segna altitudine 1000: benissimo, non siamo scesi molto, e bisognera' "solo" fare i restanti 800 metri di dislivello!
La strada che indica Pec/Kosovo graffia sin dalle prime pedalate, le pendenze superano il 10%, e cosi' sara' per un paio di km, ma poi fortunatamente si assesteranno sul 6/7%. La pioggia comincia a cadere con insistenza, siamo sempre piu' bagnati, la strada e' solitaria, nel bosco si intravedono migliaia di funghetti, non ci sono macchine, e ce la godiamo questa solitudine! Arriva pure la nebbia, pare di essere a dicembre nella bassa veronese, e piu' si sale, piu' fa freddo, Roberto ha i piedi completamente bagnati, ma dopo km e km di sofferenza si arriva alla frontiera! Freddo cane, siamo a 1800, i doganieri ci guardano con compassione e per affrontare la discesa Roberto si mette addirittura dei sacchetti di plastica intorno alle calze, altrimenti sarebbe congelato.
Superata la dogana montenegrina, la strada sale per un paio di km, ma poi sara' solo discesa, e che discesa! Un tormento! Se prima avevamo freddo ma almeno ci scaldavamo pedalando in su, la velocita' della discesa ci congela il corpo e le mani, ormai chiuse ermeticamente sui freni, che pure funzionano poco (per via dell'acqua). I paesaggi boscosi ce li godiamo, ma con i denti che tremano... fino a che davanti a noi si presenta finalmente il Kosovo, che sara' anche strano dirlo, ma a noi sembra tanto la terra promessa. Dall'alto appare come una enorme valle pianeggiante, ed e' addirittura illuminata dal sole, quando da noi scende ancora la pioggia. L'immagine e' epica, e tutto cio' che vogliamo e' arrivare in questo benedetto Kosovo! Mi sa che siamo gli unici italiani che abbiamo desiderato ardentemente arrivare in Kosovo...
La discesa si fa ancora piu' complicata per via di un vento fortissimo che viene giu' dalle cime delle montagne, che addirittura ci sposta, e quando e' contro bisogna pure pedalare in discesa per avanzare! Scendiamo uleriormente e raggiungiamo finalmente la dogana kosovara, dopo essere stati nella terra di mezzo per una ventina di km, e poi giu' fino alla tanto anelata pianura, con le temperature che salgono, il vento che diminuisce e la terra si appiana. Dalla base della montagna a Pec (o Peja in albanese) sono ancora 15 km, che facciamo come delle Ferrari: intorno a noi notiamo una poverta' piu' accentuata rispetto al Montenegro, macchine piu' vecchie, spazzatura lungo la strada, galline in liberta', e soprattutto un forte mostra di appartenenza al popolo albanese. Le bandiere dell'Albania infatti sventolano spesso sui tetti delle case, superando numericamente quelle kosovare.
Arriviamo a Pec con il sole che sta scendendo, e non abbiamo nessuna intenzione di campeggiare, siamo bagnati fradici e dobbiamo asciugarci e riposare: con un po' di fortuna riusciamo a trovare una sistemazione che condividiamo con Cristina, una signora tedesca, anche lei in viaggio in bicicletta per i Balcani. Dopo una nutriente casereccia zuppa con dentro di tutto, qualche litro di te alla menta (che cresce abbondante nel giardino della casa dove alloggiamo), ormai mezzi addormentati indossiamo i panni dei turisti e visitiamo Pec by night, piena di locali, spesso mezzi vuoti: ce ne sono troppi rispetto alla popolazione! Le gustose mandorle, bombos ed altra frutta secca orientale salata ci disidrata e solo una birretta ci salva, una birretta che corona questa epica tappa, che segna la fine delle montagne, almeno per un giorno. Domani saremo salvi, tappa breve e finalmente, piana!
La prima salita, inzuppati ma felici
I covoni di fierno che ci accompagnano per tutto il viaggio
La cima e il maledetto tunnel
Il nebbione sulla montagna
Le nuove scarpe di Roberto!
Il paradiso kosovaro, laggiu'!
Super zuppa, con commensale speciali: Cristina e pollo Paul!
Ma quanta acqua state prendendo...arriverete come dei mari ambulanti!
RispondiEliminaSpero davvero che il sole vi accompagni man mano che procedete verso oriente.
Ale