Km: 87
Media: 21,2
La giornata comincia in modo inusuale. Dopo aver tralasciato le campane che chiamavano alla raccolta i monaci alle 5 (piu' o meno, a quell'ora non si capisce niente...), la nostra sveglia suona alle sei, e tranquillamente ci dirigiamo verso la chiesetta del monastero per seguire la messa nello stile tradizionale bizantino. E' qualcosa che non vogliamo assolutamente perdere, non succede tutti i giorni di assistere ad una messa di questo tipo (neanche le messe "normali" ortodosse sono cosi'), e partecipare parzialemente alla vita giornaliera di un monaco ortodosso e' quantomeno interessante.
La chiesa, tappezzata di icone in pieno stile ortodosso, e' abbastanza oscura e con un'atmosfera antica, come la celebrazione che comincera' da li a poco. Ci sediamo su delle panche di legno, di quelle a muro con i braccioli alti, e con rispetto ascoltiamo la messa: ascoltare e' proprio il verbo giusto, perche' a parte qualche momento parlato, il tutto e' cantato dal coro, composto da 6-7 padri, mentre un sacerdote principale entra ed esce da una camera dietro quello che noi chiameremo altare (ma che altare non e'...), e che ha sempre la schiena rivolta al "pubblico". Il coro canta da solo la maggior parte delle volte, ma anche il sacerdote principale canta, con il coro che risponde. Le canzoni in duetto con il sacerdote sono per lo piu' in maggiore e dal flavour piu' "allegro", ma e' quando le melodie del coro vanno in minore che le cose si fanno interessanti: sono melodie che non siamo abituati ad ascoltare, con influenze arabeggianti, e che grazie alle secondi voci risultano estremamente interessanti. La celebrazione dura parecchio, l'oscurita' fa venir voglia di dormire, ma alla fine la seguiamo tutta, comunione finale compresa.
Dopo la celebrazione veniamo invitati da padre Cirillo prima a prendere un caffe' con gli altri monaci e volontari (ci sono delle persone che dedicano un tempo a servire, pulire, costruire...insomma, un sacco di cose...) e a visitare la nuova libreria, della quale va molto orgoglioso, e il resto del monastero, riuscendo a parlare con altri monaci (non ce ne sono tanti, al massimo una quindicina), ricevendo informazioni interessanti sulla vita che svolgono li dentro. Alle dieci e' il momento della colazione, zuppa di lenticchie, pomodori, pane e biscottini ci saziano a dovere, mentre nel frattempo vengono declamate delle letture.
Arriva il momento di partire, e dopo la breve discesa verso la strada principale troviamo anche due connazionali in moto, milanesi in giro per i balcani, che vanno proprio a visitare il monastero: li troveremo poi piu' avanti, dopo qualche km di discesa, vicino al lago artificiale di Debar. A Debar visitiamo il monastero delle monache, e subito entriamo in simpatia alla gentilissima sorella Elisabetta, con la quale passiamo un'oretta in compagnia, tra un caffe' e qualche dolcetto locale, con lei che ci racconta della vita in monastero, della sorella in Italia, e del lavoro come ricamatrice di mitre e di decorazione con i fiori, con critiche verso i musulmani albanesi, che secondo lei "starebbero monopolizzando l'intera zona, costruendo una moschea ogni cinque persone...", e che "i muslmani non vogliono bene agli altri" (piu' o meno cosi' sono le sue parole...). E vabbe'!
La strada prosegue seguendo un bel fiume, anche se continua ad andare su e giu', fiancheggiando le montagne ed il confine albanese: in uno dei villaggi veniamo anche assaliti amichevolmente da dei bambini che vogliono venderci delle noci e che cercano di tirare fuori qualche parola in italiano: dopo qualche allegra chiacchierata e qualche metro di pedalata, li sentiamo gridare, in perfetto italiano, dei simpaticissimi "vaffanculo!" e "testa di cazzo!". Eeeeeh, non c'e' piu' la gioventu' di una volta!
Si sale e si scende, il clima e' perfetto per pedalare, si canta in discesa e si stringono i denti in salita, infine riusciamo ad arrivare a Struga, prima citta', venendo da nord, affacciata sul grande lago Ohrid: si dice che e' la piu' grande riserva d'acqua d'Europa, e potrebbe anche essere vero. La vista e' stupenda, un lago circolare circondato da montagne, pare il lago di Garda nella parte nord. Da struga pedaliamo verso Orhid, qualche km piu' a sud, nel lato est del lago, fino a raggiungere la casa di Ivica, il nostro couchsurfer che ci ospitera' per due notti. Eh si, perche' domani ci vogliamo fare un giorno di pausa, finalmente! E il lago ci sembra proprio il luogo piu' adatto. La serata, dopo una deliziosa cena made by Ivica, con peperoni ripieni con salsa di crema e patate, termina in un bar, qualche birretta accompagnata dalle mitiche mandorle salate, con Ivica che ci parla del suo passato a lavorare in Italia, tentando di vendere burek in una pizzeria e di lavorare nella vendemmia, di ragazze e di viaggi.
E finalmente, si riposa.
Il monastero Jovan Bigorski
Dispetti tra religioni...
La facciata della chiesa del monastero
Il pollo Paul, commosso dalla bellezza del paesaggio
Il fiume che abbiamo seguito per parecchi km (e del quale non ricordo il nome!)
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