La trilogia epica: giorno 1 di 3
Tappa: Sarajevo - Pluzine
Km: 128
Media: 17,4
E finalmente si pedala in compagnia.
Con Roberto ci si trova alle 08:30 nella ormai famosa piazza dei piccioni, e dopo aver salutato la cugina Wendy, si parte per Pluzine, in Montenegro. Io, bicicletta da corsa sfrecciante, lui, una city bike/mountain da 20 kg: speriamo bene! Almeno sara' resistente... Come al solito, uscire da una grande citta' non e' facile, e dopo aver serpeggiato per alcuni km tra le macchine della capitale bosniache, un collega ciclista ci scorta fino all'uscita, la strada principale in direzione di Foca. Gia' dai primi km si notano pochissime macchine, proprio non c'e' nessuno che va in quelle zone, e noi siamo piu' che contenti, peccato che delle nuvole che promettono pioggia coprono tutto il cielo. Roberto non e' che sia proprio in forma perfetta, e la bici non aiuta, ed anche quando la strada e' pianeggiante non riusciamo a tenere andature veloci: meglio cosi', ci gusteremo meglio i paesaggi...
La strada sale, poco, giusto di qualche grado, ma si fa sentire, e prima di arrivare a Trnovo, primo centro dalle dimensioni accettabili (1000 abitanti?), passiamo decine di piccoli villaggi, immersi nel verde, con la gente intenta a tagliare l'erba, raccogliere la frutta e ammucchiare la paglia. A Trnovo, dopo uno spuntino on the road, ecco che comincia a piovere, una pioggia prima leggera, poi pesante, con goccioloni che penetrano nel collo e che raffreddano la schiena, ed e' proprio da dopo il villaggio che la strada comincia a salire in maniera piu' prepotente. Le pendenze si fanno piu' accentuate, le velocita' piu' ridotte, la pioggia piu' intensa, si soffre un po', ma pian piano si va avanti, e alla fine si scollina: a fine tappa scopriremo che il passo era a oltre 1300 metri...
La discesa e' un toccasana, ma a pensarci bene, sarebbe meglio che non ci fosse: nei Balcani, se c'e' una discesa, poco dopo ci sara' sicuramente una salita! Ed in effetti la strada continua ad andare su e giu', ma in maniera piu' lieve, ed arriviamo al secondo obiettivo della giornata, l'incrocio tra la strada che va a Foca e quella che va in Montenegro. Li ci lasciamo indurre in tentazione, e invece del solito pane e marmellata ci fiondiamo su una epica zuppa di fagioli che ci riscalda corpo e anima. Da li, in teoria, la strada e' in discesa: insomma, se si segue il corso di un fiume, e' ovvio che non si andra' mai in salita, visto che i fiumi non vanno mai in salita! E invece, non e' cosi', e questa teoria verra' smentita a piu' riprese durante questo viaggio...
Il fiume che seguiamo, il Piva, e' spettacolare, le acque di un azzurro che non vedevo dalle spiaggie della Colombia, ma lo vediamo solo a tratti: la strada, quella principale che va verso il Montenegro, infatti va sempre piu' in su, e cosi' perdiamo la vista al fiume per la maggiorparte del tempo. La strada sara' anche principale, ma e' strettissima, se ci passono due macchine devono fare manovra, ma le macchine tanto non passano. Intanto arriva anche il sole e noi ci godiamo i meravigliosi paesaggi boschivi intorno a noi e il fiume che ogni tanto riappare, con noi che andiamo sempre su e giu', macinando km e consumando un sacco di energie. Roberto e' stanco, non aveva mai pedalato cosi' tanto in un giorno solo, e con tante montagne oltretutto, ma il peggio deve ancora arrivare.
Dopo km e km nella solitudine, si arriva alla dogana bosniaca: dopo un'esultanza trionfale rischio di fracassarmi al suolo per non aver visto una super buca, che dopo una derrapata colossale centro in pieno, riuscendo miracolamente a stare in piedi. L'ingresso in Montenegro avviene col sole, ma subito tutto si annuvola, e la strada si impenna nuovamente con pendenze tra il 7 e il 10%. Si fatica nuovamente, si scollina dopo alcuni km, ma comincia a farsi tardi, bisogna arrivare a Pluzine prima che faccia scuro. La discesa ci porta verso una dei paesaggi piu' belli che abbia visto in vita mia, cioe' quelli che mi regala il canyon del Piva, che qua si fa ancora piu' stretto. Acqua ancor piu' spettacolare, che ha scavato per migliaia di anni le pareti dei monti che la circondano, con la strada che viaggia a strapiombo, passando per una cinquantina di tunnel che perforano la montagna: la vegetazione e' lussureggiante, e gli alberi nascono anche sugli speroni di roccia che si affacciano sul burrone, tanto che a me ricordano quelli che vengono rappresentati nei film orientali.
Purtroppo la pioggia si fa sempre piu' intensa, le goccie sono grosse e cattive, ma il tutto viene ricompensato dalle splendide viste. Arriviamo dopo alcuni km alla diga sul Piva, che da' vita a un lunghissimo lago, che prendiamo dalla sponda sinistra: ancora tanti tunnel, lunghi e scuri, e senza illuminazione. Alcuni fanno veramente paura, e io, che ho solo una torcia a dinamo, faccio quasi ridere, nel tentativo di pedalare, reggere la torcia con una mano e con l'altra ricaricarla nel bel mezzo dell'oscurita'... ma tanto non c'e' nessuno, solo Roberto, che segue piu' dietro... Siamo bagnati fradici, ma dopo 128 km e un'ultima bastardissima salita arriviamo a Pluzine, il primo villaggio che vediamo in Montenegro, e col cavolo che campeggiamo!
Siamo bagnati fradici, e fortunatamente troviamo un alloggio a 15 euro in totale: doccia calda, zuppa, birra rigeneratrice e passeggiata notturna nella silenziosa Pluzine, con un minaccioso occhio di Sauron che ci osserva nell'orizzonte: e' il sole che ci saluta e che scompare dietro le alte montagne del Montenegro, con la speranza che domani sia un giorno sereno.
Partenza a tre!
Finalmente in discesa dopo Trnovo...
Slancio atletico per rubare un kilo di susine dal campo del contadino...
Strada per il Montenegro
Finalmente la frontiera!
Il Piva
Il canyon del Piva, con i tunnel e la strada sulla destra
Il lago formato dalla diga: nella montagna sullo sfondo c'e' ancora della preoccupante neve...
Sono felice che almeno un tratto di questo viaggio tu lo faccia in compagnia di un grande amico!
RispondiEliminaChe posti, Francy, vorrei essere lì con voi.
Un bacio,
Ale